05/06/2007

Impariamo il giapponese

Cari amici del mio blog, vorrei segnalarvi un link di wikipedia dove poter capire qualcosina in più sulla lingua giapponese...spero che possa essere utile!

Link: http://it.wikibooks.org/wiki/Corso_di_giapponese 

15:32 Scritto da: japanman77 in blog life | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

SAKURA, - IL FIORE DEL GUERRIERO -

l fiore per eccellenza
è il ciliegio,
l’uomo per eccellenza
è il guerriero.”

Yukio Mishima

 

Si narra che il colore dei fiori del ciliegio in origine fosse candido ma che, a seguito dell’ordine di un imperatore di far seppellire i samurai caduti in battaglia sotto gli alberi di ciliegio, i petali divennero rosa per aver succhiato il sangue di quei nobili guerrieri. Anche quelli che, tra i samurai, secondo il loro codice d’onore, decidevano di suicidarsi, sembra fossero solito farlo proprio sotto gli alberi di ciliegio.
Al di là delle leggende, è indubbio che nella cultura tradizionale giapponese il fiore di ciliegio occupa un posto d’onore, tanto da essere divenuto fiore nazionale.

Il ciliegio, in particolare al momento della sua fioritura, esprime in maniera eccezionale la concezione che i nipponici hanno della vita, il loro stretto rapporto con la natura, l’amore per il bello che non è mero senso estetico, bensì comprensione della grandiosità e magnificenza della vita, pur nella sua caducità.

La fioritura dei ciliegi in Giappone avviene in aprile e, a causa della differenza di temperatura fra il nord e il sud dell’isola, comincia nelle regioni più a sud e sale rapidamente verso quelle del nord lungo una linea ideale che viene chiamata sakura zensen (sakura = ciliegio, zensen = fronte, come a ricordare la fronte ora calda, ora fredda a seconda delle variazioni di temperatura). L’intera popolazione giapponese segue con fervido interesse l’avanzamento dello sbocciare dei fiori lungo tutte le regioni: telegiornali e quotidiani pubblicano bollettini in continuo aggiornamento sulle fasi della fioritura, vengono organizzate gite collettive anche dalle scuole e da numerose aziende. Il recarsi ad ammirare la fioritura dei ciliegi è tradizione antica, sembra risalga al periodo Heian (794 - 1185), e viene chiamata Hanami (hana = i fiori, mi (miru) = vedere); la fioritura dura alcuni giorni, in genere uno o due, giorni in cui i giapponesi, accorsi nei parchi delle loro città od in quelli maggiormente famosi per l’evento (come, ad esempio, Yoshino, nella regione montuosa vicino a Osaka), radunati sotto gli alberi, cantano, ballano, mangiano e bevono, con gioiosa partecipazione collettiva a quello che può considerarsi uno dei momenti maggiormente rappresentativi della cultura e del cuore autentico del Giappone.

Coincidendo con l’equinozio di primavera, la fioritura del ciliegio rappresenta la rinascita, il rinnovamento, la forza vitale insita in tutte le cose di questo mondo. Un simbolo di vita, dunque, ma anche del suo naturale “opposto”: il fiore di ciliegio, appena raggiunge il massimo del suo splendore, si stacca e muore, viene portato via dal vento e con esso si disperde. La vista di un ciliegio in fiore è davvero emozionante: fa emergere prepotentemente nel nostro animo sentimenti apparentemente contraddittori, di gioia ma anche di sgomento, di smarrimento. Il fiore di ciliegio è testimone del fatto che la vita è un dono meraviglioso, ma anche che dura poco.

Dunque la tradizione giapponese, altamente simbolica, trova nella fioritura dei ciliegi la sublimazione dell’esperienza della vita, della sua caducità e della sua effimera bellezza.

Le nostre paure più profonde, variamente camuffate, trovano origine in quella che forse è la più grande di tutte le paure: la paura della morte. Tema ben noto ai guerrieri samurai, educati alla concezione non dualistica di vita-morte.

Nell’etica del bushido - letteralmente, la via (do = via, metodo) del guerriero (bushi = cavaliere feudale giapponese) - che non è una religione o una filosofia, ma un vero e proprio stile di vita, la sensibilità del bushi, la sua capacità di commozione, costituisce al tempo stesso la forza del suo braccio e del suo cuore. Il guerriero è consapevole che è solo di passaggio sulla terra, e che il suo vivere è magnifico quanto effimero, esattamente come un fiore di ciliegio.

Il guerriero conosce la paura, ma non lascia che ne venga sopraffatto.

La vita terrena è precaria, ed è possibile viverla pienamente solo tenendo sempre presente che un giorno, un qualunque giorno, essa avrà fine. Ma un tale pensiero, piuttosto che essere fonte di angoscia – angoscia che ci impedisce di gioire degli infiniti momenti che la vita continuamente ci offre – può invece divenire un concetto trainante delle nostre vite, paradossalmente vitale e che, entrando a far parte del nostro modus vivendi, ci pone dentro la vita , ce ne fa godere appieno.

Il fiore di ciliegio esprime dunque in maniera efficace il concetto del non- attaccamento; un concetto che, se compenetrato nel profondo, ci spalanca le porte della nostra stessa esistenza così come non l’avevamo mai vista prima…...il non-attaccamento non fa svanire le paure, ma le comprende e le accetta come parte integrante della vita stessa, accettazione che non è rassegnazione, ma pura e semplice comprensione di ciò che la vita è e non di ciò che vorremmo che fosse.

L’hanami è un rito collettivo, forse in parte incomprensibile a noi occidentali, ma di cui possiamo, se vogliamo, cogliere il senso profondo inerente alla vita, che tutti ci riguarda.


“Siam fatti della stessa natura che è dei sogni,
ed i sogni spalancano gli occhi così come
bambini piccoli sotto alberi di ciliegio”

Hugo Von Hofmannsthalfcda9ff0311ccd958057d6aa1a2429cd.jpg

15:23 Scritto da: japanman77 in Giappone antico | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Ancora leggende jappo

Il "Taketori Monogatari" (Storia di un tagliambabù) è il più antico racconto giapponese.
Di esso non ci è dato sapere né il nome dell'autore né il periodo di stesura del romanzo.
Grazie ad una poesia dello "Yamato Monogatari", che fa riferimento al Taketori,
sappiamo che era già molto conosciuto nel 900.

Questo monogatari (=racconto di cose) narra la storia di un vecchio tagliabambù, Sanuki no Miyatsuko, che un giorno vede fuoriuscire da un bambù una strana luce; lo taglia e al suo interno vi trova una bambina, alta appena tre pollici. Siccome lui e sua moglie non avevano avuto bambini, decidono di tenerla e screscerla come una figlia.

Passano gli anni e Kaguya-hime diventa una splendida donna. Molti sono i pretendenti che si radunano davanti la sua casa, ma vista la sua freddezza e la indifferenza molti sono anche quelli che rinuncia... Solo cinque, più tenaci, riescono ad ottenere, grazie alla complicità del tagliabambù (uomo semplicione, ma dai buoni sentimenti), una "chance".
Kaguya-hime affida loro 5 prove:
Principe Ishitsukuri = deve recuperare la "Sacra ciotola in pietra del Buddha"
Principe Kuramochi = deve recuperare il "ramo gemmato del monte Horai"
Ministro della Destra, Abe no Mimuraji = la "veste fatta col vello del ratto-del-fuoco"
Gran Consigliere, Otomo no Miyuki = il "gioiello di 5 colori nel collo del drago"
Consigliere di Mezzo, Isonokami no Marotare = la "conchiglia che facilita il parto"

Tutte le prove falliscono miseramente. Il primo imbroglia portando una ciotola qualsiasi, il secondo si fa fabbricare la gemma (ma non paga gli orefici che lo fanno scoprire), il terzo compra una veste non vera, il quarto rischia la vita in mare e rinuncia, il quinto muore dopo una brutta caduta nel tentativo di recuperare una conchiglia dal nido di un uccello.
Solo uno, l'Imperatore, riesce a conquistare almeno la simpatia di Kaguya-hime.

Passano 3 anni e Kaguya-hime inizia a rattristarsi... passa le notti guardando, con le lacrime agli occhi, la Luna.
Il taketori, insospettito da tanta malinconia, chiede spiegazioni alla figliola che gli racconta di essere un'abitante della Capitale della Luna e gli annuncia che, alla prossima Luna Piena, gli abitanti del suo paese la verranno a prendere per riportarla nel suo paese.
Tutto ciò rende estremamente triste il taketori e la moglie che non reggono il pensiore di perdere la loro bambina.
Il primo raduna infatti un esercito, grazie all'Imperatore, per far fronte alla venuta degli abitanti della Luna.
Questa manovra risulta però inutile...

"A cavallo di una nube, dal vasto cielo discesero degli uomii che poi si allinearono eretti a cinque piedi dal suolo. A tale vista, tutti, sia dentro sia fuori casa, rimasero paralizzati e non sentivano più desiderio di combattere. Ripresisi a poco a poco, fecero per afferrare archi e frecce, ma le loro braccia erano senza forza. Superando quel torpore, i più forti tendevano i muscoli e scoccavano una freccia ma fallito il bersaglio abbandonavano le armi e, stupefatti, non rimaneva loro che staserne lì a guardare.
Quegli esseri a mezz'aria indossavano vesti di uno splendore senza pari. Aveva con loro un carro volante. Un parasole di seta si allargava al di sopra. Dal carro, uno che sembrava essere il loro Re, indirizzandosi verso la casa ordinò: «Miyakkomaro, esci!». E Miyakkomaro, che si credeva forte, si prostrò invece bocconi quasi fosse ebbro. Il Re disse: «Vecchio! Quasta fanciulla è stata fatta scendere nella tua casa per premiarti di un qualche tuo merito, ma solo per un breve istante, per darti un aiuto. E durante tutti questi anni, ti ha procurato innumerevoli ricchezze facendo di te un altro uomo. Kaguya-hime, a causa di una sua colpa, ha vissuto per qualche tempo nella tua misera dimora. Ora è giunta la fine del suo confino e siamo venuti a riprenderla. Ti piaccia o non ti piaccia non puoi farci nulla! Svelto, rendicela!». Il vecchio rispose: «Ho allevato Kaguya-hime per più di vent'anni. Voi parlate di un breve istante: è proprio strano. Non ci sarà per caso un'altra persona che si chiama Kaguya-hime? E per di più, la Kaguya-hime che abita qui è gravemente ammalata e non può uscire». Noncurante della risposta, il Re diresse il suo carro volante verso il tetto e chiamò: «Kaguya-hime! Perché restare così a lungo in questo brutto posto?». La porta della stanza che era sprangata si spalancò da sola. Anche i tramezzi si aprirolno senza che nessuno li toccasse. Kaguya-hime, tenuta stretta tra le braccia della vecchia, si liberò e uscì. La donna non riuscì a trattenerla, e poté solo guardare in su e piangere.
Giunta presso il vecchio che, il cuore spezzato, era lì accasciato a singhiozzare, Kaguya-hime gli disse: «Me ne vado e anche il mio cuore è infranto, ma venite lo stesso ad assistere alla mia ascesa». «Come potrei vederti andar via, disperato come sono? Cosa sarà di me quando mi abbandonerai per salire lassù? Portami con te!», e a vederlo ancora a terra piangente ella aveva il cuore gonfio. Disse: «Vi lascerò una lettera prima di partire. Ogni volta che penserete a me con nostalgia, leggetela». E sempre piangendo scrisse: «Se fossi nata su questa terra, sarebbe mio dovere evitarvi ogni dispiacere, così l'idea della nostra prossima separazione mi tormenta senza tregua. Lascio qui la veste in mio ricordo. Nelle notti di luna, guardate in su verso di me. Ora che me ne vado abbandonandovi ho la sensazione di cadere dal cielo».
Gli esseri del cielo avevano portato delle scatole con loro. In una c'era la celeste veste di piume. In un'altra l'elisir dell'immortalità. Uno degli uomini l'offrì a Kaguya-hime: «Bevete l'elisir contenuto nel flacone. Dato che avete mangiato cose di questo luogo impuro, ne sarete disgustata». Ne prese appena, pensado di lasciarne un po' per ricordo nascosto nella veste che si era tolta, ma una creatura celeste glielo impedì. Tirarono fuori la veste di piume e tentarono di fargliela indossare. «Attendete un istante» disse Kaguya-hime. Poi aggiunse: «Si dice che il cuore di chi indossa questa veste cambi. Devo lasciare ancora qualche parola» e scrisse una lettera. Gli esseri del cielo, allarmati, le fecero osservare che si faceva tardi. Kaguya-hime rispose: «Non siate così inflessibili!» e con calma fece recapitare la lettera all'Imperatore. Sembrava del tutto a suo agio. Il messaggio diceva: «Avete cercato di trattenermi mandando tanti uomini, ma nonostante tutto sono venuti a riprendermi; me ne vado con la mia scorta, con molto rimpianto. Non ho ubbidito al vostro ordine perché purtroppo sono una creatura celeste. Certo non ne comprendevate il perché, ma quello che mi pesa di più è che abbiate considerato il mio ostinato rifiuto a entrare al vostro servizio come un atto irrispettoso». E vi aggiunse questi versi: «Mentre indosso la celeste veste di piume, proprio ora che tutto sta finendo, malinconico, il ricordo del mio Signore entro di me».
Vi unì un po' d'elisir e fece chiamare il Comandate affinché lo recapitasse all'Imperatore. Un essere della luna prese l'involto e glielo porse. Quando il Comandate lo ricevette nelle suo mani, le fecero indossare la veste di piume e, di colpo, dimenticò persino l'affetto che le ispirava il vecchio: chiunque indossi tale veste viene infatti liberato da ogni pensiero. Salì quindi sul carro e, scortata da un centinaio di creatura celesti, s'involò."

L'Imperatore letta la lettera di Kaguya-hime, scrive questi versi:
"Spargo lacrime per non potervi più incontrare,
a che mi può servire l'elisir dell'immportalità?"
Fa bruciare l'elisir su di un monte che, da quel momento in poi, iniziò a fumare... il monte Fuju.

15:20 Scritto da: japanman77 in Giappone antico | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook